Operando nel settore, tempo fa mi era arrivata qualche anteprima sulle intenzioni dell’Ilva di intervenire per la rivalutazione del proprio brand…ma ora non nascondo il ribrezzo nel venire a scoprire i particolari dell’esordio di Ilva nel mondo della comunicazione nazionale in occasione dei 50 anni di attività, con una campagna curata da Cayenne (qualcuno prima o poi doveva pur farlo).
La campagna che a quanto pare si estenderà su stampa e tv, si compone di diversi richiami a grandi opere e prodotti realizzati grazie all’acciaio dell’Ilva: dai tubi degli oleodotti che portano nelle nostre case l’energia, al pianale della Fiat 500, dalla struttura dell’aeroporto di Malpensa, all’imponente Storebealts Bridge in Danimarca.
Ipocritamente nello spot si dice che tutto ciò è stato possibile grazie all’Ilva e alla tenacia e al talento dei lavoratori di Taranto…senza ricordare che in questo caso la tenacia è quella di una città intera che da 50 anni è costretta a respirare, bere e mangiare veleno, schiava di un ricatto occupazionale.
Detto in modo molto semplice:
la gente a Taranto si ammala e muore di tumore con un’incidenza spaventosamente superiore alla media europea…lavoratori, disoccupati, giovani, vecchi, donne e soprattutto bambini; e ciò succede semplicemente perchè l’Ilva (e l’Eni) inquinano spudoratamente senza controllo, facendo del territorio circostante il posto più avvelenato d’Europa.
Chissà se gli amici danesi, che attraversano il loro bellissimo Storebealts Bridge, sanno che anche questo significa made in italy.
schifo e vergogna



















